Una giovane mamma venuta da lontano, il suo bambino e il sostegno di Sonia.

Due mamme e un bambino.

Questa storia comincia agli inizi dello scorso anno quando Sonia, Nadine ed il bambino di quest'ultima si incontrano presso la sede dei servizi sociali di zona e prende il via un progetto di affido diurno che continua tutt'oggi. Sonia vive a Milano, è una donna matura, con una vita intensa spesa tra la professione, che ha rappresentato un importante spazio di realizzazione personale e di responsabilità, la dimensione privata, contrassegnata dall'attenzione e la cura verso i suoi cari, il concreto impegno sociale. Quando contatta il servizio affidi della associazione A Piccoli Passi ha dovuto affrontare alcune perdite dolorose, ha terminato l'attività lavorativa ed ha le idee molto chiare: sente di avere energie e motivazione per investire in un progetto personale che contemporaneamente possa servire, essere di utilità a qualcuno.

Pur godendo del nuovo respiro che l'assenza del lavoro ha dato alle sue giornate, permettendole di realizzare quegli interessi, molti per la verità, che aveva precedentemente dovuto chiudere nel cassetto, sente al contempo l'urgenza di destinare parte di questo tempo a “darsi da fare” per chi, semplicemente, ha bisogno di essere aiutato. Questo interesse l'aveva già portata a svolgere varie attività di volontariato: presso una casa di assistenza agli anziani, per il sostegno allo studio di piccoli alunni, organizzando un intervento spontaneo a sostegno di una mamma e del suo bambino.

Soprattutto queste ultime due esperienze le avevano fatto intravvedere la possibilità di un coinvolgimento più personale nei confronti del quale si sente ora disponibile a mettersi in gioco: prende forma in lei il progetto di un affido.

Nadine è una giovane mamma che proviene da un paese centro africano. È arrivata in Italia con il suo bambino Donald, che ora ha 6 anni, parla un italiano un po' stentato ma ce la mette davvero tutta per farsi capire. Soprattutto ci tiene molto che tutti la comprendano quando parla del suo bambino che è sempre al centro dei suoi discorsi: quando parla di lui le si illuminano gli occhi e il viso si apre al sorriso senza riserve.
Ha compiuto notevoli sforzi personali per rendersi autonoma, sostenuta passo dopo passo dalla “sua” assistente sociale che le ha reso accessibili quelle opportunità che da sola non avrebbe potuto procurarsi ma che lei ha saputo però conquistarsi e mantenersi con il suo impegno.
Di questo Nadine è giustamente orgogliosa e con lei tutte le persone che la conoscono.
Tuttavia la vita per una persona sola come lei, in una grande città, è molto dura e a questo si aggiunge il fatto che Donald è nato con un handycap che lo limita, che richiede cure e attenzioni particolari e che preoccupa la sua mamma. Qualche volta Nadine sente di non farcela a sopportare tutto questo peso e entra in crisi, non regge più il ritmo della quotidianità, si rifugia in comportamenti e agiti che destano preoccupazione e segnalano una condizione di malessere.

E' in seguito ad uno di questi momenti che l'assistente sociale le indica l'affido come la strada necessaria da intraprendere perchè possa ritrovare la serenità adeguata per non compromettere i risultati raggiunti con tanto impegno e, soprattutto, garantire al suo bambino uno spazio tranquillo e amorevole dove stare quando lei lavora o deve prendersi cura di se stessa. La prima reazione di Nadine a questa proposta è di sollievo: ha qualche timore perchè non conosce chi si occuperà del suo bambino per alcune ore nei pomeriggi e nei fine settimana, ma ha fiducia nella assistente.

È passato più di un anno da quel primo incontro in cui Sonia e Nadine si sono parlate per la prima volta. A quell'incontro certamente entrambe sono arrivate con aspettative e timori. Sonia ci ha raccontato che il primo impatto con la realizzazione di un progetto tanto atteso e per il quale aveva affrontato il percorso di preparazione con l'equipe affidi della associazione, non le ha impedito di sentire il timore di non essere accolta dalla mamma di Donal e di quanto si sia sentita sollevata nell'avvertire, dopo il primo imbarazzo, che la comunicazione si scioglieva in un dialogo più aperto.
Oggi, pur avendo Sonia ben chiaro che la sua attenzione deve essere orientata nei confronti di Donal, concordandolo con l'assistente sociale, si prende cura anche di sostenere Nadine per alcuni aspetti importanti della sua vita per i quali ha ancora bisogno di aiuto. Insieme leggono le lettere che Nadine riceve, quelle che contengono parole difficile per lei da capire, insieme qualche volta accompagnano Donal dai medici che si prendono cura di lui e si recano agli sportelli presso i quali Nadine deve svolgere pratiche complesse.

Capita che alla sera, quando la mamma va a casa di Sonia a prendere Donald, riceva l'invito a fermarsi per la cena, per fare due chiacchiere..
Certo la loro relazione non è priva di chiaroscuri: quando Nadine è particolarmente preoccupata la assalgono le paure e, tra queste, il timore di non essere una mamma adeguata è la più angosciante, quindi prende le distanze e il calore con cui Donald accoglie Sonia, che dovrebbe rassicurarla, in quei momenti diventa motivo di irritazione. In queste occasioni Sonia non si perde d'animo, sa che il percorso intrapreso ha avuto un inizio e avrà un termine, sa che è molto importante mettersi al fianco di Nadine supportandola nel suo essere mamma, non sovrapponendosi a lei, questi aspetti sono stati centrali negli incontri di formazione e li tiene ben presenti; cerca quindi le occasioni, che non mancano, per valorizzare Nadine nel suo ruolo e lascia parlare per lei i suoi comportamenti: i suoi molteplici interessi, le sue relazioni sociali, mostrano chiaramente a Nadine che lei non ha, nei confronti del suo bambino, un interesse esclusivo.

Negli incontri a cadenza mensile che la Associazione A Piccoli Passi tiene, Sonia si ritrova a confrontarsi con le altre famiglie, o singoli, che come lei stanno affrontando questa esperienza. È qui che si ricarica o mette in discussione le sue scelte e, sempre qui, porta le sue scoperte come quando ha confidato che stare con Donal le ha fatto capire cosa significhi essere pazienti, sentire le sue difficoltà e adattare i propri ritmi ai suoi, rinunciare a tutte le cose che vorrebbe chiedergli per fargli una domanda per volta, aspettare tutto il tempo necessario alla sua risposta... Discreta e costante la presenza di Sonia si inserisce all'interno di una rete complessa che tesse intorno a questa giovane mamma e al suo bambino una protezione efficace, al momento, a permettere loro una condizione di maggiore stabilità .

E la storia continua.....

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