Lucia e Marco, genitori affidatari della piccola Giulia. 

“La prima domanda che sorge spontanea nei nostri conoscenti che ci sentono parlare di affido è: cosa vi ha spinto a intraprendere questo percorso? Beh, quando abbiamo iniziato, siamo stati spinti dal desiderio inconsapevole, poi avvalorato, di aiutare un bambino a uscire da quel suo vissuto traumatico e diventare un po’ più felice.
Non so se i cambiamenti che ha fatto ad oggi la bambina che poi ci è stata affidata siano stati del tutto merito nostro, ma una cosa è certa, adesso sorride di più ed ha imparato a rapportarsi meglio sia con i suoi coetanei, che con gli adulti.

La bambina viene da una situazione difficile, quella che noi chiameremmo oggi, “famiglia allargata”, che ha creato non poche confusioni nella sua mente e nelle sue emozioni. La conseguenza della traumatica separazione dei genitori, le ha creato un ritardo nell’apprendimento e la minore, che ora ha 8 anni, ha imparato a parlare solo da quattro. La prima volta che è arrivata a casa nostra era timida e introversa. A tavola, sembrava non conoscere anche le più semplici regole e la sua alimentazione era sregolata. Con il tempo ha capito che in ogni casa non ci sono le stesse regole, questa è la differenza che ci rende diversi.

Con i giochi poi, abbiamo lavorato molto, per esempio con le lettere dell’alfabeto, che sino a sei mesi fa neanche conosceva, ha imparato a sillabare e scandire meglio le parole, e quei dittonghi, quei suoni dapprima infantili, ora si sono ristrutturati fino ad essere più comprensibili. Tanto è stato il grande lavoro eseguito con assidua pazienza delle sue insegnanti e delle educatrici che l’hanno seguita nella logopedia riabilitativa.

Intanto un barlume di ripresa c’è, e lo confermano anche loro, quindi non si potrà che migliorare in futuro; la bambina, che prima dimenticava tutto, ora pian piano, si sforza di comprendere e assimilare. All’inizio era difficile anche comunicare con lei, quando spesso le parole affrontavano muri grandi contro l’incomprensione e i ricordi inconsci e traumatici, che lasciavano spazio al silenzio ed ai suoi sguardi assenti e persi nel vuoto. Riconoscersi poi nella sua ingenua femminilità è stata una scoperta, finalmente “scoprirsi” indossando una gonnellina e delle ballerine, piuttosto che piacersi davanti allo specchio mentre il parrucchiere le tagliava i capelli dicendogli quanto fosse bella. Erano i suoi sorrisi a ricompensarci, non nego che i momenti difficili ci sono stati e ci saranno ancora, ma abbiamo molte barriere da abbattere noi adulti per guardare con gli occhi il mondo dei bambini come loro lo vorrebbero”.

Due “genitori” affidatari

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Matteo una storia di affido
Matteo è un bimbo che ha da poco compiuto i due anni. La sua mamma non dà notizie di sè da molti giorni. Di lui si sa ben poco.
È una situazione di cui il Pronto Intervento ha appena cominciato ad occuparsi: la presa in carico è stata determinata da un provvedimento del Tribunale per i Minorenni.
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